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Top Utility: la trasformazione delle public utility nell’Italia che cambia

Il settore dei servizi di pubblica utilità evidenzia un quadro in evoluzione, che mostra una crescita nei risultati economici finanziari e una tenuta degli investimenti, nonostante il calo del fatturato dovuto al crollo dei prezzi e della domanda di energia.

È quanto emerge dalla quarta edizione del rapporto Top Utility Analysis presentato giovedì scorso a Roma, che ha preso in esame le maggiori 100 utility pubbliche e private italiane attive nei settori gas, luce, acqua e rifiuti e che premia le migliori tra di esse.

Quest’anno il premio assoluto è andato a Marche Multiservizi. Riconoscimenti sono stati attribuiti anche a Gruppo Cap, Quadrifoglio, Enel, Hera e Acea.

Un mercato importante, quello delle prime 100 utility italiane, pubbliche e private che, nel 2014  ha prodotto un volume d’affari di 120 miliardi di euro, contribuendo per il 7,4% del PIL italiano e dando lavoro a oltre 131.000 addetti. Le top utility rappresentano, nel complesso, il 56% dell’energia elettrica generata in Italia, il 35% dei rifiuti urbani raccolti (ISPRA) e il 63% dell’acqua distribuita (ISTAT) anche se si registra una presenza ancora prevalente di piccole e medie imprese, seppur in calo rispetto al 2013 (-3%). La metà ha, infatti, un fatturato inferiore a 100 milioni di euro. L’82% rimane sotto i 500 milioni di ricavi, mentre soltanto 18 operatori superano questa soglia.

“L’analisi offre un quadro d’insieme che è in continua evoluzione – spiega l’economista Alessandro Marangoni, Ceo di Althesys e coordinatore del gruppo di ricerca Top Utility. – Nonostante un contesto congiunturale e settoriale ancora difficile, non solo si registra una tenuta dei risultati economico-finanziari, ma si affianca anche una crescente attenzione ai temi ambientali, alla trasparenza e alla comunicazione con gli stakeholder”.

Nel corso della  tavola rotonda il presidente dell’Autorità Guido Bortoni ha ricordato il ruolo delle authority di regolazione anche in rapporto agli investimenti attratti sul mercato finanziario. “Se guardiamo all’energia elettrica e gas, da 20 anni sotto regolazione, ha detto Bortoni, l’ingrediente equity nei servizi energetici è più alto e c’è maggiore flusso di capitale di rischio rispetto a quelli ambientali. E questo è effetto anche della presenza della regolazione”. Il presidente di A2A e di Utilitalia Giovanni Valotti, che ha sostenuto la necessità del processo di aggregazioni sostenuto dal Governo, ha invece ricordato l’esigenza che i tre attori economici principali – politica, aziende e autorità di regolazione – possano costruire un circolo virtuoso in grado di rilanciare l’intero settore salvaguardando però le numerose aziende efficienti presenti sul mercato.

Anche il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella, vede “con enorme favore i recenti provvedimenti legislativi, specie la sforbiciata che viene data alle partecipate, ma soprattutto la possibilità di evitare il ricorso all’in-house”. La promozione della concorrenza e la rimozione dei monopoli locali devono rimanere la priorità – secondo l’AGCM – per tutelare il consumatore e la collettività.

Un forte fattore di cambiamento del settore, sottolinea Stefano Besseghini, Presidente di RSE è anche l’innovazione tecnologica e la ricerca che vede sempre più crescere il proprio ruolo e gli investimenti nel comparto utility.

 

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