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Quindici n.14: Consulta boccia il decreto di Ferragosto. Regole UE sui servizi pubblici.

Roma – Tornano in vigore le norme europee. Questo – in estrema sintesi – il risultato della pronuncia della Consulta che ha dichiarato incostituzionale l’art. 4 del d.l. 138/2011 relativo alle modalità di affidamento dei servizi pubblici locali. Con la sentenza 199/2012 (presidente Quaranta, relatore Tesauro), i giudici della Corte Costituzionale hanno analizzato il ricorso di alcune Regioni (Puglia, Marche, Lazio, Emilia Romagna, Umbria e Sardegna) e rilevata l’evidente analogia “della disciplina contenuta nell’art. 4 rispetto a quella dell’abrogato art. 23 bis del d.l. 112 del 2008 e l’identità della ratio ispiratrice”, concludendo che la disposizione impugnata viola “il divieto di ripristino della normativa abrogata dalla volontà popolare desumibile dall’art. 75 Cost., secondo quanto già riconosciuto dalla giurisprudenza costituzionale”.
E’ la normativa europea ora che guiderà l’organizzazione dei servizi pubblici locali. In particolare, per gli affidamenti in house – in luogo dell’iter precedentemente previsto con delibera-quadro, parere dell’Antitrust, valore economico inferiore ai 900mila euro annui (poi ridotto a 200mila dal governo Monti) – dovranno essere soddisfatti tre requisiti: la società affidante deve avere capitale interamente pubblico e svolgere la quota prevalente della propria attività per l’ente affidante, il quale a sua volta deve esercitare su questa un “controllo analogo” a quello esercitato sui propri uffici.
Con tale pronuncia della Consulta, sono poi cancellati gli obblighi di cessione progressiva di quote pubbliche nelle società quotate, senza le quali sarebbero decaduti gli affidamenti in corso. Resta aperto il tema dell’estensione alle società in house del Patto di stabilità, oggi previsto per i Comuni, contenuto anche all’art. 3-bis sopravvissuto.
In pratica la titolarità è degli enti locali che possono decidere se gestire il servizio “in house” o affidarlo a società miste o private.
Per Adolfo Spaziani, direttore generale di Federutility, questa sentenza offre l’occasione per “cambiare rotta e pensare a normative serie di settore, come si è fatto con energia e gas, per premiare chi è efficiente: bisogna smetterla – conclude – con questi continui tira e molla normativi, con i quali si vuole fare di più ma si finisce per fare di meno. Si dovrebbe cominciare col lasciar fallire le aziende che vanno male e premiare invece quelle che vanno bene''.

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