Fax Now: (925) 132-4545

Il think tank per l’eccellenza delle utility italiane

 

Le 100 Top Utility italiane: focus su risultati e investimenti

Il settore italiano delle utility resiste alla congiuntura negativa dell’energia, ma rimane ancora frammentato e con imprese troppo piccole rispetto ai competitor europei.

Le piccole e medie imprese, pur diminuendo rispetto al 2013 (- 3%), restano ancora prevalenti; la metà del campione fa registrare un fatturato inferiore ai 100 milioni di euro e ben l’82% rimane sotto i 500 milioni di ricavi, mentre solo 9 operatori superano il miliardo. Nell’insieme, coprono il 56% dell’energia elettrica generata in Italia (AEEGSI), il 35 % dei rifiuti urbani raccolti (ISPRA) e il 63 % dell’acqua distribuita (ISTAT). Sono alcuni dei dati emersi dal IV report Top Utility, la consueta analisi dei principali trend del settore dei servizi di pubblica utilità e sulle performance delle 100 principali società di gas, elettricità, acqua e rifiuti realizzato dal think tank di Althesys.

A fronte di un calo del 9% complessivo dei ricavi 2014 – scesi a 120,2 miliardi di euro rispetto ai 132 del 2013 – e legato alle difficoltà del comparto energetico (crollo dei prezzi e calo della domanda energetica), le imprese monoutility dell’idrico hanno avuto un aumento dei ricavi del 6,8%.

Nonostante questa marcata diminuzione, il 2014 ha fatto segnare un lieve miglioramento degli indici della gestione caratteristica: aumentano il rapporto EBITDA/Ricavi (dal 17,4% del 2013 al 17,7%) e il ROI (dal 7,7% al 7,9%), mentre ROE e ROS risultano in leggera flessione. Il trend appare più positivo se si considera anche il 2012. Per quanto riguarda gli indicatori finanziari, nell’ultimo triennio si riscontra una costante riduzione del rapporto di indebitamento (4,3 nel 2014 rispetto a 5,5 nel 2012), un aumento dell’indice di liquidità (da 1,1 del 2012 a 1,3 nell’ultimo anno) e una riduzione del rapporto debito/equity (1,2 nel 2014 contro 1,7 nel 2013). Il settore idrico, per la sua stessa natura, migliora più lentamente, ma dopo molti anni di difficoltà pare ormai avviato su un cammino di progressivo recupero di performance.

Se si esaminano i risultati nel dettaglio, emerge che le monoutility idriche si distinguono per una maggior incidenza dell’EBITDA sui ricavi rispetto alla media (28,5%) e per il più alto rapporto di indebitamento (6,5%). Quest’ultimo non è però dovuto ad un eccessivo ricorso alla leva finanziaria, bensì alla bassa patrimonializzazione di queste aziende: gli asset idrici, di natura demaniale, non sono generalmente conferiti ai gestori, ma sono rimasti in capo ai Comuni soci.

 

 

Comments are closed.