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La riforma Madia cambierà le utility. Nuovi compiti per l’Authority

Pubblicato sul sito della Funzione pubblica lo schema di decreto legislativo che reca il Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale, approvato in esame preliminare nel Consiglio dei ministri del 20 gennaio e ora in attesa dei pareri della Conferenza Unificata, del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari.
Il testo conferma l’attribuzione delle funzioni di regolazione e controllo in materia di gestione dei rifiuti all’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (Aeegsi), d’ora in poi denominata Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera). Scompare, invece, l’incentivo previsto per la dismissione totale o parziale – anche a seguito di quota-zione – di partecipazioni in società, i cui proventi si potevano utilizzare per spese in conto capitale escluse dal Patto di stabilità interno.
Le regole riguardano sostanzialmente la semplificazione e l’accorpamento delle attività. Dovranno sparire o fondersi in aziende più grandi, le aziende pubbliche che sono doppioni di altre o, ormai, “scatole vuote”, quelle con fatturati o ambiti territoriali minuscoli, quelle con segmenti microscopici d’attività, quelle con bilanci dissestati da anni. Cortissima la catena di comando e controllo, con responsabilità diretta del sindaco o del presidente della Regione; al bando i consigli d’amministrazione gonfiati.
Ovviamente, saranno premiate le aziende con forma societaria, come Srl o Spa (meglio se si quoteranno in Borsa), ma anche sui bilanci delle attività che rimarranno in capo agli enti territoriali varranno le regole civilistiche delle società di capitali e del settore privato.
I servizi dovranno essere sempre scorporati dalle reti e regole stringenti sugli appalti all’esterno e sul ricorso a lavori “in house”.
La nuova formulazione del decreto stabilisce i criteri per il calcolo delle tariffe dei servizi pubblici locali, fatte salve le competenze delle Autorità di regolazione e le disposizioni contenute nelle norme di settore: si fa riferimento alla “correlazione tra costi standard (gli oneri del servizio pubblico opportunamente definiti e quantificati, ivi compresi gli oneri di ammortamento tecnico-finanziario) e ricavi, finalizzata al raggiungimento dell’equilibrio economico e finanziario della gestione”; scompare il riferimento al “prezzo massimo inferiore a quello praticato in monopolio non regolato” come modalità di aggiornamento delle tariffe alternativa al metodo “price-cap”.
Per quanto riguarda i parametri di cui tenere conto per l’aggiornamento delle tariffe, ci sono alcuni ritocchi nelle formulazioni: la voce “obiettivo prefissato di variazione del tasso annuale di produttività” è sostituita da “incremento per i nuovi investimenti effettuati”, la dicitura “recupero di qualità del servizio rispetto a parametri prefissati” diventa “recupero di efficienza prefissato” e, infine, “variazione dei costi derivanti da eventi imprevedibili ed eccezionali, da mutamenti del quadro normativo o da obblighi relativi al servizio universale” viene sostituita con “obiettivi di qualità del servizio definiti da parametri prefissati e misurabili”.

 

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