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Dal rapporto Waste Strategy 2015 i dati sui trend aziendali e le proposte di politica dei rifiuti per i decisori politici

Se qualcuno pensa che l’Italia sia rimasta ferma alle emergenze rifiuti si sbaglia di grosso, perché la realtà è in forte evoluzione, specie in materia di economia circolare. Anche dal Sud Italia, da sempre considerata maglia nera nella gestione dei rifiuti, giungono segnali di nuovo dinamismo. È quanto emerge dall’ultimo Annual Report WAS-Waste Strategy 2015 “Trasformazione dell’industria italiana del waste management”, elaborato da Althesys

Cosa dice il dossier – I rifiuti urbani aumentano – di poco – nonostante la crisi. La raccolta differenziata è ferma a 20 punti percentuali sotto l’obiettivo di legge, ma diminuisce il ricorso alla discarica (ci finisce solo un rifiuto su tre tra quelli prodotti dalle famiglie italiane), mentre aumentano il recupero di materia e iI compostaggio.

Il lancio del biometano – Aumenta il circuito virtuoso della raccolta dell’umido, fino a spingerlo da qui al 2020 a quota 72,5%, tanto da far finalmente partire la filiera del biometano. Anzi, si potrebbe innescare il più formidabile esempio di economia circolare: grazie a questo sforzo di raccolta dell’umido si potrebbero far marciare a biometano le nostre auto (in primis la flotta degli automezzi della nettezza urbana), riducendo le emissioni. Il rapporto WAS indica infatti benefici da questo sviluppo valutabili, a livello economico, in oltre 1,3 miliardi di euro.

Un settore in movimento –  Il comparto della gestione dei rifiuti urbani è dinamico, con 32 operazioni di finanza straordinaria nel 2014, per 1,2 miliardi di fatturato coinvolto. Althesys prospetta scenari di consolidamento del settore in cui la proiezione vede quasi il 50% del settore in mano ai primi 20 operatori. Quindi, aziende più grandi e robuste con maggiori economie di scala, efficienza e capacità di investire per migliorare il servizio ai cittadini.

Rifiuti speciali – Ma la vera sorpresa sono i rifiuti prodotti dalle aziende: la gestione dei cosiddetti speciali (una quantità circa quattro volte e mezzo quella degli urbani), che pare funzionare meglio di quanto non si creda. Non solo: sempre nel 2013 il calo della produzione è avvenuto a un tasso superiore rispetto a quello del PIL e della produzione industriale. Di pari passo l’evoluzione dell’industria utilizzatrice dei servizi di waste management. Il focus sui settori energia e food del WAS Report mostra, su un campione delle prime 10 aziende di ciascun settore, percentuali di recupero dei rifiuti tra il 75 e il 91%.

“Ma – avverte Alessandro Marangoni, ceo di Althesys, che ha curato il rapporto – su questo si registra un ritardo di norme e politiche: l’Unione Europea ripresenterà la direttiva sull’economia circolare solo alla fine del 2015, dopo un ripensamento durato un anno. Mentre a livello italiano, il quadro normativo rimane troppo complesso e frammentato”.

 

 

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