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Il think tank per l’eccellenza delle utility italiane

 

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SUEZ ENVIRONNEMENT: FATTURATO – 1% IN 9 MESI A 10,5 MILIARDI, PESA IL CAMBIO

17 novembre 2014 News 0

Suez Environnement ha visto ridursi leggermente il fatturato dei nove mesi, a causa – spiega una nota – della forte penalizzazione determinata dal cambio. Da gennaio a settembre, il gruppo francese ha ottenuto un giro d’affari di 10,5 miliardi, in calo dell’1%, gli effetti del cambio hanno pesato per 169 milioni. Nei primi nove mesi l’attività è stata trainata principalmente da Eau Europe (+3,6%), mentre il settore rifiuti ha continuato il trend al ribasso. La situazione del gruppo resta complicata, anche per il contesto concorrenziale che ha portato al rischio di perdere contratti di fornitura (per esempio a Lille) e al calo dei volumi per le condizioni meteorologiche sfavorevoli a luglio e agosto.
Il gruppo ha comunque confermato gli obiettivi 2014 di una crescita dell’Ebitda pari o superiore al 2% e un cash flow di un miliardo. A fronte di questo il piano di ottimizzazione dei costi “dovrà essere un po’ potenziato” da qui a fine anno, ha detto il direttore generale aggiunto Jean-Marc Boursier. I risparmi attesi dovranno salire tra 140 e 150 milioni anziché i 125 previsti.

A cura di www.e-gazette.it

ACSM AGAM: CALANO RICAVI E UTILE NEI 9 MESI, PESA IL CLIMA MITE

14 novembre 2014 News 0

La multiutility Acsm Agam ha chiuso il terzo trimestre dell’anno con una contrazione dei ricavi a 151 milioni di euro, rispetto ai 183,9 milioni dell’analogo periodo del 2013, per effetto soprattutto della significativa flessione dei volumi di energia venduti a causa dell’andamento climatico eccezionalmente mite del primo semestre. Lo spiega in una nota la società controllata dai Comuni di Monza e di Como e partecipata da A2a. Nel periodo il margine operativo lordo si è attestato a 23,3 milioni contro i 28,4 di fine settembre 2013 e il risultato netto è sceso a 2,7 milioni contro i 5,2 milioni del periodo di riferimento. L’indebitamento finanziario netto risulta in riduzione di oltre 13 milioni a 124,4 milioni di euro rispetto ai 137,9 milioni di fine 2013. Acsm Agam informa che le prospettive economiche per il 2014 preannunciano il raggiungimento di risultati positivi per il gruppo seppur in flessione rispetto al 2013.

A cura di www.e-gazette.it

A2A, UTILE INVARIATO NEI NOVE MESI MA RICAVI GIÙ PER L’ENERGIA IN CALO

13 novembre 2014 News 0

A2A ha chiuso i primi nove mesi del 2014 con un utile netto di gruppo a 159 milioni di euro, invariato rispetto allo stesso periodo 2013, su ricavi in contrazione dell’11% a 3,632 miliardi, mentre il MOL si attesta a 783 milioni in discesa del 6,7%. A pesare il deciso calo del prezzo dell’energia elettrica e la continua contrazione della domanda nazionale, anche per effetto del clima mite nella prima parte dell’anno e la minore idraulicità registrata in Montenegro. I risultati sono lievemente sopra le attese a livello di Ebitda di tre analisti che indicavano quota 764 milioni.

Nel periodo considerato, la generazione di cassa netta è risultata positiva ed è pari a 408 milioni. La posizione finanziaria netta alla fine di settembre si è attestata a 3.466 milioni di euro, mentre al 30 giugno scorso era pari a 3.572 milioni. I primi nove mesi dell’anno sono stati caratterizzati dal continuo peggioramento degli indicatori congiunturali, in particolare nel settore dell’energia elettrica, ricorda la società: rispetto al corrispondente periodo del 2013, i prezzi di mercato dell’energia sono scesi di circa 12 euro/MWh (-20%), mentre la domanda nazionale è risultata in calo del 3%. A compensare questi effetti negativi, la favorevole idraulicità registrata in Italia nei primi nove mesi dell’anno, lo sforzo continuo sull’efficienza operativa nonché la buona performance conseguita sui mercati dei titoli ambientali e l’attenta gestione delle fonti di approvvigionamento gas, spiega A2A. Quanto alle stime per il quarto trimestre, i prezzi dell’energia elettrica e la domanda nazionale sono attesi comunque ad un livello inferiore rispetto allo stesso periodo dell’esercizio precedente. Il gruppo continuerà nello sforzo di compensare, tramite efficienze operative e ottimizzazioni degli asset, il prevedibile andamento negativo del mercato.
Il Cda della superutility lombarda ha, inoltre, approvato l’aggiornamento del programma di emissioni obbligazionarie, incrementandolo fino a un massimo di 4 miliardi. Il Consiglio ha anche approvato l’emissione di prestiti obbligazionari non convertibili da effettuarsi nell’ambito del Programma Emtn fino ad un ammontare massimo complessivo di 1 miliardo entro il 31 dicembre 2016.

A cura di www.e-gazette.it

A2A, VALOTTI ANNUNCIA: PRONTI A VALUTARE SVILUPPO E ALLEANZE CON LINEA GROUP

12 novembre 2014 News 0

I vertici di A2A aprono a una possibile alleanza con Linea Group, multiutility che opera nella bassa Lombardia, e in generale a una campagna di aggregazioni nella Regione.
“Di recente, a Brescia c’è stata una riunione informale con alcuni sindaci dei Comuni soci di Linea Group (Pavia, Lodi, Crema) – ha dichiarato il presidente di A2A, Giovanni Valotti, durante la conference call a commento della trimestrale – : ci si è confrontati su possibili sviluppi delle aziende e ne è emersa l’apertura a valutare, da parte di entrambi, percorsi di sviluppo. Più in generale, ha aggiunto il manager, “abbiamo in mente un disegno che favorisca aggregazioni su basi territoriali, ovvero un modello innovativo che concilia creazione di valore di carattere industriale e adeguata rappresentatività dei territori”. Ma quanto potrebbero essere larghe, dal punto di vista geografico, le eventuali alleanze? “Stiamo ragionando su uno spettro molto ampio, ma comunque su scala regionale come da indirizzo dei soci – ha risposto Valotti -. In base a questo presupposto guardiamo ad Acsm-Agam, Linea Group e al mondo. A oggi non c’è un tavolo operativo, ma siamo aperti a dialogare con tutti”.

A cura di www.e-gazette.it

L’Autorità di Bacino dell’Arno lancia l’allarme: Firenze è ancora a rischio alluvione

3 novembre 2014 News 0

“Il rischio di una nuova alluvione a Firenze esiste ancora” e, se si ripetessero le stesse condizioni del 1966, “attualmente succederebbe più o meno la stessa cosa, perché a livello di opere idrauliche si è fatto solo qualcosa, non sufficienti per dire che in Santa Croce l’acqua non ci andrebbe”. Lo ha detto il segretario generale dell’Autorità di bacino dell’Arno Gaia Checcucci parlando con i giornalisti a Firenze, a margine della presentazione della mappa sul rischio idrogeologico. L’alluvione, ha aggiunto, “forse si sposterebbe un po’ più a valle e stavolta sarebbe più preoccupante la situazione a Scandicci e Lastra a Signa”. Secondo Checcucci, nel caso dell’Arno le opere contro il rischio idraulico sono “fondamentali e strategiche perché solo con queste si abbassa il rischio. L’innalzamento della diga di Levane e le 4 casse di espansione a Figline Valdarno permetterebbero di invasare quasi 40 milioni di metri cubi di acqua con una diminuzione del picco di piena di quasi il 20%, e poter così gestire il rischio su Firenze”.
Contro vecchi e nuovi rischi, l’autorità di bacino dell’Arno ha quindi deciso di correre ai ripari presentando la nuova mappa sul rischio idrogeologico, partendo dal nubifragio di Genova: “Si tratta di un’elaborazione su cosa potrebbe succedere a Firenze, e quali sarebbero i reticoli a rischio, nel caso venisse una bomba d’acqua come quella avvenuta a Genova dove sono piovuti 130 mm in un’ora – ha spiegato Checcucci. Questo in modo di mettere a disposizione delle amministrazioni, della protezione civile, e dei cittadini questa analisi e diffondere la conoscenza sul tipo di rischi nel nostro bacino”.
Oltre a questo aspetto, Checcucci ha invitato a osservare un’altra tipologia di pericolo per la tenuta dell’Arno: “qui il rischio non è la bomba d’acqua e tanta pioggia in poco tempo, ma la pioggia continua per più tempo. Si tratta di situazioni diverse. È un rischio che riguarda più il Terzolle, il Mugnone e gli affluenti dell’Arno fiorentino, oltre alla pesa e i bacini più montani. Questo è utile a garantire la gestione del rischio grazie a un piano di protezione civile. A fronte di questi eventi – ha ribadito – non ci sono molte cose da fare, se non una gestione del rischio”.

a cura di www.e-gazette.it

Autorità, ENI dovrà risarcire 100 mila clienti per disservizi

30 ottobre 2014 News 0

L’Eni dovrà risarcire con un indennizzo di 25 euro a testa oltre 100mila clienti che hanno subito disservizi sia nell’ambito della tutela gas sia in quella del mercato libero. È quanto ha stabilito l’Autorità per l’energia, accettando gli impegni presentati dalla società a seguito di un procedimento sanzionatorio avviato per violazione della regolazione sulla periodicità di fatturazione (oltre 79mila casi) e ritardi nell’invio della bolletta di chiusura per cambio di fornitore (27mila casi). Il risarcimento riguarda tutti quei clienti che al 31 ottobre 2013 (data di avvio dell’istruttoria) erano interessati ai disservizi, ancora presenti al 31 dicembre 2013. L’Authority informa che Eni si è inoltre impegnata a garantire la dilazione automatica e la rateizzazione senza interessi delle somme fatturate, ad aderire per due anni al “Servizio conciliazione clienti energia” dell’Autorità e a promuovere iniziative per incentivare l’autolettura del contatore. Nello specifico, si legge nella nota, saranno previste comunicazioni per aumentare la consapevolezza dell’importanza dell’autolettura, messaggi ai clienti per i quali non risultano letture effettive o autoletture da almeno 12 mesi e acquisizione dei dati attraverso post-it in occasione della “visita” della società di lettura.

Inoltre, a seguito delle richieste avanzate da associazioni dei consumatori e delle piccole imprese in sede di market test – cioè della pubblicazione degli impegni affinché i soggetti terzi possano presentare osservazioni – per Eni si è aggiunto un ulteriore impegno, ovvero di versare un indennizzo di 10 euro a tutti i clienti in tutela gas che, successivamente al 1 novembre 2013, hanno subito o subiranno un ritardo di fatturazione non ancora cessato al 31 dicembre 2014.
Gli impegni sono stati presentati nell’ambito di un procedimento sanzionatorio avviato lo scorso anno con la delibera 477/2013/S/com per violazioni in materia di fatturazione, con particolare riferimento alla periodicità di invio delle bollette e al ricevimento.

a cura di www.e-gazette.it

CDP: Gorno Tempini, interesse in aggregazioni utility pro-investimenti

29 ottobre 2014 News 0

“Le utilities più sono piccole e è più piccolo e debole il bilancio, più è scarsa la capacità di fare investimenti. Quindi, in una ottica di investimenti in progetti infrastrutturali e non di spending review, c’è un interesse ad aggregazioni nel settore delle utilities”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Cdp, Giovanni Gorno Tempini, ascoltato in commissione Industria del Senato.
“L’offerta di facilitare il processo di fusioni da parte di Cdp – ha aggiunto – va in questa direzione. Noi siamo disponibili a investire in capitale di rischio di queste imprese. Per ora – ha riferito – l’offerta è stata inascoltata, ma siamo fiduciosi che anche con i recenti provvedimenti in discussione c’è la possibilità che qualcosa cambi”.
a cura di www.e-gazette.it

Top Utility, migliorano i conti delle grandi aziende dell’acqua

28 ottobre 2014 News 0

Sono segnali deboli, ma ci sono. Il settore idrico, in Italia, comincia a muoversi nuovamente. Dopo un lungo periodo di stallo, da imputare principalmente all’instabilità normativa degli ultimi anni, al Referendum del 2011 ed ai suoi strascichi nei tribunali amministrativi, le grandi imprese sono in ripresa, e tutto il settore acqua risulta essere più comunicativo e trasparente rispetto alla media delle utility italiane. Nonostante questo, gli investimenti sono pressoché invariati nel 2013 e sono ancora scarsi i miglioramenti in capitoli rilevanti come le perdite di rete e la depurazione.
È quanto emerge dai dati relativi al settore idrico contenuti nell’anticipazione del III rapporto Top Utility – il think tank che monitora e valuta dal 2011 le performance delle 100 maggiori utility in Italia – illustrati oggi da Alessandro Marangoni, ceo di Althesys, società che ha realizzato lo studio, nel corso del convegno “Il settore idrico italiano tra strategie industriali e finanza”, organizzato dalla stessa Althesys e da Top Utility Analysis, che si è svolto a Bologna nell’ambito di H2O.
Per Alessandro Marangoni, ceo di Althesys e capo del team di ricerca “Il quadro che emerge dal report è quello di un settore riavviato, seppur un po’ lentamente, dall’intervento sui meccanismi tariffari compiuto dall’Autorità dell’energia e il sistema idrico (AEEGSI). I segnali di crescita sono tuttavia ancora inferiori ai livelli auspicati. All’origine vi è, da un lato, la constatazione che il settore idrico necessiti di tempi lunghi, con la conseguenza che gli ingenti investimenti garantiscono ritorni solo nel lungo periodo; dall’altro viene evidenziato il disagio per il legislatore di intervenire – come tenta di fare oggi il decreto “Sblocca-Italia” – in un settore che subisce pressioni emotive, politiche e sociali, specie in un contesto come quello scaturito dal confronto referendario. I dati oggettivi sono insomma in continua negoziazione con la ricerca del consenso.”
Dati economico finanziari – Il 2013 ha visto aumenti dei ricavi per tutte le aziende: si va da +32,7% rispetto al 2012 nel settore idrico per le grandi aziende al +20,8% per le aziende minori. Nel 2013 il gruppo delle grandi aziende operanti nel settore idrico (fatturato superiore a 100 milioni di euro) mostra un rapporto EBITDA/Ricavi pari al 36,4%, in crescita rispetto al 2012 quando si attestava al 31,4%. Tale valore tende a diminuire per le aziende di media (ricavi tra 40 e 100 milioni) e piccola dimensione (ricavi inferiori a 40 milioni), attestandosi rispettivamente a 23,3% e 24,6% nel 2013. Il ROE è migliore per le grandi imprese, mentre il ROI risulta allineato, con un trend prevalente in miglioramento.
Investimenti – Gli investimenti restano in termini assoluti pressoché invariati. Risultano in leggero aumento (+ 5,8%) nel triennio 2011-13. Se, invece, si rapportano gli investimenti con il fatturato si nota una diminuzione dal 24,7% del 2012 al 21,6% del 2013. Gli investimenti restano mediamente più alti per le aziende più grandi: nel 2013 sono stati pari al 27% del fatturato rispetto al 17,8% delle aziende più piccole. La quasi totalità delle aziende con investimenti relativi inferiori al 15% ha un fatturato non superiore ai 100 milioni di euro. Da sottolineare che il comparto acqua è quello che sta investendo di più (le utility energetiche sono ferme allo 7,3%, quelle dei rifiuti a circa il 7%).

Indebitamento – La situazione debitoria delle aziende di maggiori dimensioni appare più sostenibile sia se parametrata all’equity sia se considerata rispetto alla capacità di generare margini (EBITDA).

Perdite di rete – Nonostante gli sforzi continua ad essere un punto dolente; le perdite di al 2013 (36.4%) paiono in aumento rispetto ai valori dichiarati dalle aziende nel 2011 (34.5%), con un peso considerevole di quelle amministrative, cioè di collegamenti abusivi.
Depurazione – Si registra un lievissimo miglioramento: nel 2013, l’87% degli utenti sono collegati al servizio depurazione. La percentuale è in leggero aumento (+1%) nel triennio 2011-2013, ma la crescita risulta essere ancora troppo lenta.
Comunicazione – Le aziende idriche sembrano comunicare meglio rispetto alla media degli altri settori. L’86% delle aziende hanno rispettato gli obblighi di amministrazione trasparente (la media tra tutte le utilities è del 68%), il 57% ha pubblicato i compensi di personale e collaboratori (contro il 43%), il 70% non comunica informazioni ambientali sul sito (contro l’87%), il 26% pubblica il bilancio ambientale (26%).

a cura di www.e-gazette.it

IRACE (ACEA): “BENE LE AGGREGAZIONI, MA INCENTIVI PER GLI OPERATORI”

24 ottobre 2014 News 0

“Le big si preparano a cogliere l’opportunità, ma a determinate condizioni. Le aggregazioni devono essere sostenute da un progetto industriale che generi sinergie, valore per azionisti e servizi più efficienti per i cittadini”. Lo ha sottolineato l’ad di Acea Alberto Irace nel corso del convegno promosso da Astrid e Fondazione Mezzogiorno Europa, dal quale è emersa la necessità di sfoltire la foresta di società che operano nei servizi pubblici locali. Il consolidamento – è stato sottolineato – va comunque accompagnato da una sana governance di gestione della società e da una corretta regolamentazione economica da parte delle Autorità. Anche le istituzioni pubbliche devono fare la loro parte, agevolando l’ordinato ritiro della politica dalla gestione delle imprese pubbliche e il contestuale rafforzamento della sua capacità di controllo.

A cura di www.e-gazette.it