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Il think tank per l’eccellenza delle utility italiane

 

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Dal rapporto Waste Strategy 2015 i dati sui trend aziendali e le proposte di politica dei rifiuti per i decisori politici

4 febbraio 2016 News 0

Se qualcuno pensa che l’Italia sia rimasta ferma alle emergenze rifiuti si sbaglia di grosso, perché la realtà è in forte evoluzione, specie in materia di economia circolare. Anche dal Sud Italia, da sempre considerata maglia nera nella gestione dei rifiuti, giungono segnali di nuovo dinamismo. È quanto emerge dall’ultimo Annual Report WAS-Waste Strategy 2015 “Trasformazione dell’industria italiana del waste management”, elaborato da Althesys

Cosa dice il dossier – I rifiuti urbani aumentano – di poco – nonostante la crisi. La raccolta differenziata è ferma a 20 punti percentuali sotto l’obiettivo di legge, ma diminuisce il ricorso alla discarica (ci finisce solo un rifiuto su tre tra quelli prodotti dalle famiglie italiane), mentre aumentano il recupero di materia e iI compostaggio.

Il lancio del biometano – Aumenta il circuito virtuoso della raccolta dell’umido, fino a spingerlo da qui al 2020 a quota 72,5%, tanto da far finalmente partire la filiera del biometano. Anzi, si potrebbe innescare il più formidabile esempio di economia circolare: grazie a questo sforzo di raccolta dell’umido si potrebbero far marciare a biometano le nostre auto (in primis la flotta degli automezzi della nettezza urbana), riducendo le emissioni. Il rapporto WAS indica infatti benefici da questo sviluppo valutabili, a livello economico, in oltre 1,3 miliardi di euro.

Un settore in movimento –  Il comparto della gestione dei rifiuti urbani è dinamico, con 32 operazioni di finanza straordinaria nel 2014, per 1,2 miliardi di fatturato coinvolto. Althesys prospetta scenari di consolidamento del settore in cui la proiezione vede quasi il 50% del settore in mano ai primi 20 operatori. Quindi, aziende più grandi e robuste con maggiori economie di scala, efficienza e capacità di investire per migliorare il servizio ai cittadini.

Rifiuti speciali – Ma la vera sorpresa sono i rifiuti prodotti dalle aziende: la gestione dei cosiddetti speciali (una quantità circa quattro volte e mezzo quella degli urbani), che pare funzionare meglio di quanto non si creda. Non solo: sempre nel 2013 il calo della produzione è avvenuto a un tasso superiore rispetto a quello del PIL e della produzione industriale. Di pari passo l’evoluzione dell’industria utilizzatrice dei servizi di waste management. Il focus sui settori energia e food del WAS Report mostra, su un campione delle prime 10 aziende di ciascun settore, percentuali di recupero dei rifiuti tra il 75 e il 91%.

“Ma – avverte Alessandro Marangoni, ceo di Althesys, che ha curato il rapporto – su questo si registra un ritardo di norme e politiche: l’Unione Europea ripresenterà la direttiva sull’economia circolare solo alla fine del 2015, dopo un ripensamento durato un anno. Mentre a livello italiano, il quadro normativo rimane troppo complesso e frammentato”.

 

 

Le performance delle 100 maggiori utility italiane, i numeri di Top Utility

4 febbraio 2016 News 0

Il tradizionale report di Top Utility offre anche quest’anno un quadro approfondito e originale del comparto. Ecco alcuni punti salienti.

L’energia paga la crisi del petrolio – Dallo studio emerge che i settori idrico e ambientale crescono rispetto agli energetici (gas ed elettricità): i ricavi delle aziende, anche a causa del calo dei ricavi del comparto energetico dovuto alla riduzione dei prezzi e dei volumi di gas ed elettricità, sono diminuiti complessivamente del 9%: dai 132 miliardi del 2013 si è passati a 120 miliardi del 2014. Mentre le imprese che si occupano esclusivamente della gestione rifiuti e dell’acqua sono cresciute rispettivamente del 7,6% e 6,8%, per le multiutility e le aziende del comparto energetico, maggiormente esposte alle fluttuazioni dei prezzi di mercato, il calo è stato superiore: – 9,8%. Le monoutility idriche, per esempio, si distinguono per una maggior incidenza dell’EBITDA sui ricavi rispetto alla media (28,5%). Le aziende di waste management nel 2014 hanno segnato un significativo aumento del ROI (8,8% vs. 6,7% dell’anno precedente) e del ROE (5,7% vs. 4,7%).

La tenuta degli investimenti – Gli investimenti, pur diminuendo in termini assoluti, sono rimasti pressoché costanti in proporzione sui ricavi (da 3,5% a 3,4%), scendono in termini assoluti, essendo passati a 4,1 miliardi di euro nel 2014 dai 4,6 del 2013. I maggiori investimenti sono stati fatti dalle imprese del solo comparto energetico per quasi 2,3 miliardi.

Queste aziende sono le uniche ad averli aumentati rispetto all’anno precedente (sia in termini assoluti che relativi). Gli interventi hanno riguardato prevalentemente la manutenzione, l’estensione e il potenziamento delle reti di distribuzione elettrica e gas, e in misura minore la realizzazione di nuova capacità di generazione elettrica da fonte rinnovabile, soprattutto di piccola taglia. Nonostante il forte calo dei ricavi, il 2014 ha fatto segnare un lieve miglioramento degli indici della gestione caratteristica: aumentano il rapporto EBITDA/Ricavi (dal 17,4% del 2013 al 17,7%) e il ROI (dal 7,7% al

7,9%), mentre ROE e ROS risultano in leggera flessione. Permane l’elevato rapporto di indebitamento delle aziende idriche, dovuto alla sottopatrimonializzazione delle stesse.

Alla ricerca dell’efficienza – Tutte le principali utility italiane hanno realizzato importanti progetti di ricerca, spesso in collaborazione con le università. Un’area che ha accomunato le attività di ricerca & sviluppo delle utility in tutti i comparti analizzati è il risparmio e il recupero energetico dai processi. Nel settore elettrico, la ricerca e l’innovazione hanno riguardato lo sviluppo delle smart grid, della generazione distribuita e dei sistemi di accumulo. Nella gestione rifiuti si è puntato all’incremento dei livelli di raccolta e recupero di quelle frazioni di rifiuti che non riescono ad essere pienamente intercettate dai sistemi tradizionali. Nel settore idrico la ricerca si è concentrata, tra gli altri, sulla potabilizzazione dell’acqua e sui sistemi di monitoraggio degli inquinanti.

Bene l’economia circolare e la responsabilità ambientale – Cresce la consapevolezza sui temi ambientali e sociali delle utility: il 33% delle aziende pubblica il bilancio di

sostenibilità e l’82% di queste lo fa seguendo le linee guida del GRI. In aumento anche le certificazioni di qualità, tra le quali crescono soprattutto l’ISO 18001 e la SA 8000 (+3%). L’attenzione alla Corporate Social Responsibility (CSR) traspare anche dall’alta diffusione del codice etico, adottato dall’89% delle Top 100. Migliorano le performance in materia di economia circolare con la raccolta differenziata cresciuta del 6% rispetto al 2013 e con il 27% dei player che supera il 65%. Le aziende idriche nelle Top 100 presentano perdite medie inferiori al dato nazionale (34% contro il 36%), anche se il settore nel suo complesso evidenzia ancora la necessità di ingenti investimenti, soprattutto nella fase di depurazione e collettamento.

Utility 2.0, clienti più soddisfatti – Sempre più vicini al cliente e sempre più tecnologici: potrebbe essere questa l’evoluzione dell’offerta di customer care per le utility. Aumenta l’uso di social network e delle applicazioni per smartphone e tablet, mentre l’utilizzo dello sportello on-line è il principale mezzo di interazione col cliente per più di 7 utility su 10.

Pur permanendo ancora ampi margini di miglioramento, si registra una maggiore trasparenza da parte delle aziende pubbliche: in aumento la quantità e la qualità delle informazioni fornite e il livello di adesione ai requisiti di legge. A questo trend positivo si accompagna, inoltre, un sensibile incremento degli investimenti in comunicazione e marketing, più che raddoppiati.

 

 

Depuratori e fognature inadeguate, l’Italia rischia 250 milioni di multe Ue

4 febbraio 2016 News 0

L’Italia rischia nuovamente di pagare una multa salatissima – ben 250 milioni di euro -, comminata dall’Europa per non avere adeguato entro il 2015 i propri impianti fognari e di depurazione delle acque. Lo hanno ricordato i dati forniti a Milano dalla Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Nel Nord Italia il 15% del territorio non è tuttora a norma sul fronte di depurazione e fognatura, un dato che sale al 20% al Centro e che supera il 30% al Sud.

“Una Caporetto – l’ha definita in una nota Mauro Grassi, responsabile della Struttura di missione – , anche considerando che su 3 miliardi e 200 milioni di euro messi a disposizione per effettuare gli investimenti, la maggior parte non sono nemmeno stati avviati a cantiere. Stiamo di fatto commissariando diverse zone d’Italia per risolvere la situazione”.

Top Utility: la trasformazione delle public utility nell’Italia che cambia

4 febbraio 2016 News 0

Il settore dei servizi di pubblica utilità evidenzia un quadro in evoluzione, che mostra una crescita nei risultati economici finanziari e una tenuta degli investimenti, nonostante il calo del fatturato dovuto al crollo dei prezzi e della domanda di energia.

È quanto emerge dalla quarta edizione del rapporto Top Utility Analysis presentato giovedì scorso a Roma, che ha preso in esame le maggiori 100 utility pubbliche e private italiane attive nei settori gas, luce, acqua e rifiuti e che premia le migliori tra di esse.

Quest’anno il premio assoluto è andato a Marche Multiservizi. Riconoscimenti sono stati attribuiti anche a Gruppo Cap, Quadrifoglio, Enel, Hera e Acea.

Un mercato importante, quello delle prime 100 utility italiane, pubbliche e private che, nel 2014  ha prodotto un volume d’affari di 120 miliardi di euro, contribuendo per il 7,4% del PIL italiano e dando lavoro a oltre 131.000 addetti. Le top utility rappresentano, nel complesso, il 56% dell’energia elettrica generata in Italia, il 35% dei rifiuti urbani raccolti (ISPRA) e il 63% dell’acqua distribuita (ISTAT) anche se si registra una presenza ancora prevalente di piccole e medie imprese, seppur in calo rispetto al 2013 (-3%). La metà ha, infatti, un fatturato inferiore a 100 milioni di euro. L’82% rimane sotto i 500 milioni di ricavi, mentre soltanto 18 operatori superano questa soglia.

“L’analisi offre un quadro d’insieme che è in continua evoluzione – spiega l’economista Alessandro Marangoni, Ceo di Althesys e coordinatore del gruppo di ricerca Top Utility. – Nonostante un contesto congiunturale e settoriale ancora difficile, non solo si registra una tenuta dei risultati economico-finanziari, ma si affianca anche una crescente attenzione ai temi ambientali, alla trasparenza e alla comunicazione con gli stakeholder”.

Nel corso della  tavola rotonda il presidente dell’Autorità Guido Bortoni ha ricordato il ruolo delle authority di regolazione anche in rapporto agli investimenti attratti sul mercato finanziario. “Se guardiamo all’energia elettrica e gas, da 20 anni sotto regolazione, ha detto Bortoni, l’ingrediente equity nei servizi energetici è più alto e c’è maggiore flusso di capitale di rischio rispetto a quelli ambientali. E questo è effetto anche della presenza della regolazione”. Il presidente di A2A e di Utilitalia Giovanni Valotti, che ha sostenuto la necessità del processo di aggregazioni sostenuto dal Governo, ha invece ricordato l’esigenza che i tre attori economici principali – politica, aziende e autorità di regolazione – possano costruire un circolo virtuoso in grado di rilanciare l’intero settore salvaguardando però le numerose aziende efficienti presenti sul mercato.

Anche il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella, vede “con enorme favore i recenti provvedimenti legislativi, specie la sforbiciata che viene data alle partecipate, ma soprattutto la possibilità di evitare il ricorso all’in-house”. La promozione della concorrenza e la rimozione dei monopoli locali devono rimanere la priorità – secondo l’AGCM – per tutelare il consumatore e la collettività.

Un forte fattore di cambiamento del settore, sottolinea Stefano Besseghini, Presidente di RSE è anche l’innovazione tecnologica e la ricerca che vede sempre più crescere il proprio ruolo e gli investimenti nel comparto utility.

 

All’insegna della collaborazione con RSE la IV Edizione del Top Utility Award

15 gennaio 2016 News 0

“L’appuntamento annuale di Top Utility si arricchisce quest’anno di un importante tassello: la collaborazione con RSE. Questa realtà di riferimento per la community energetica nazionale, in grado di fare da ponte fra ricerca, imprese e istituzioni, ha permesso un ulteriore approfondimento della consueta indagine condotta da Althesys sugli aspetti di ricerca&innovazione. Elementi che riteniamo cruciali per il successo delle aziende fornitrici di servizi energetici”. Lo sottolinea il professor Alessandro Marangoni, direttore scientifico di Top Utility, che si terrà il 28 gennaio a Roma. Come da tradizione, durante l’evento saranno anche conferiti i Top Utility Awards. I premi riconosciuti, oltre al vincitore “assoluto”, sono cinque: infatti sono previste specifiche graduatorie in base ai parametri di sostenibilità, alla capacità di comunicazione, , all’efficienza energetica, alla formazione delle risorse umane e all’innovazione tecnologica.

E proprio questa ultima variabile, in particolare, chiama in causa in prima persona il RSE. “È un onore per noi poter premiare le migliori performance in termini di ricerca&innovazione”, commenta Stefano Besseghini, AD di RSE. “Abbiamo fortemente voluto questa collaborazione con ALTHESYS e con il premio Top Utility, come parte di una più ampia strategia di osservazione ed attenzione alle esigenze di innovazione espresse dal settore industriale italiano che RSE persegue da qualche anno. Il settore delle utility nella sua variegata composizione, sia qualitativa che dimensionale, necessitava di uno strumento di ‘ascolto’ che fosse già ben rodato nella comprensione del settore. Fidiamo che dalla collaborazione avviata possano derivare spunti sia per orientare l’attività di ricerca di Rse che per meglio finalizzarne l’impiego dei risultati. E’ un modello vincente, che siamo fieri di fare conoscere anche all’estero, con i progetti cui partecipiamo in Europa”.

Riforma dei servizi pubblici in Consiglio dei Ministri, ecco i punti principali

15 gennaio 2016 News 0

Entra nella sua fase conclusiva la riforma dei servizi pubblici: il decreto attuativo sta per essere discusso in sede di Consiglio dei Ministri, nell’ambito della Riforma della Pubblica Amministrazione voluta dal Governo Renzi.
La bozza del testo, formata da trentadue articoli, riorganizza tutto il mondo dei servizi pubblici, prevedendone un processo di aggregazione con l’istituzione di “ambiti o bacini territoriali ottimali” (veri e propri “distretti”) che puntano a massimizzare l’efficienza ottenendo così “economie di scala”. Come è noto, l’esecutivo prevede per le società partecipate una netta riduzione. Attraverso una serie di requisiti più stringenti si arriverà ad eliminare circa 7.000 società partecipate, scendendo da 8.000 a 1.000. Tra le novità, anche l’introduzione di una consultazione pubblica in grado di coinvolgere le associazioni di rappresentanza e i cittadini.
I Comuni e le Città metropolitane che si occuperanno dei servizi pubblici locali
effettueranno una verifica preventiva nelle forme di una consultazione pubblica, per controllare che le attività non siano già fornite e non possano essere erogate da imprese operanti secondo le normali regole di mercato. I servizi pubblici locali che non sono già gestiti da privati dovranno essere affidati tramite gara d’appalto o società mista o gestione diretta ”in house” o, infine, per i servizi diversi da quelli a rete, con la gestione ”in economia” o ”mediante azienda speciale”.
Tagli anche ai piccoli “conflitti di interesse” e alle parentopoli: i componenti di organi di indirizzo politico, dirigenti e responsabili degli uffici o dei servizi pubblici locali di Comuni e Città metropolitane di vigilanza o controllo e delle stazioni appaltanti non potranno avere incarichi professionali, di amministrazione o di controllo, né inerenti alla gestione del servizio. I divieti valgono anche per i coniugi, parenti e affini entro il quarto grado dei soggetti interessati.
Altre novità sono in arrivo anche per la gestione dei servizi, che dovrà essere affidata unitariamente a quella delle reti e degli impianti, e rimarrà comunque di proprietà pubblica. La gestione ”separata” potrà avvenire solo ”per ragioni di efficienza, tutela della concorrenza o, comunque, in funzione del maggior beneficio per gli utenti” e potrà essere affidata a società miste o ”in house”. La bozza prevede inoltre la possibilità che il servizio dei rifiuti urbani venga affidato ai privati. Novità, infine, anche per le tariffe. I ticket per i trasporti e le bollette di energia e gas dovranno tenere conto della corrispondenza tra costi e ricavi, così da garantire la copertura integrale delle spese.

Collegato ambientale, istituito il fondo di garanzia delle opere idriche

15 gennaio 2016 News 0

A partire dal 2016 viene istituito presso la Cassa conguaglio per il settore elettrico un fondo di garanzia destinato alle infrastrutture idriche, comprese le reti fognarie e di depurazione. Lo prevede l’articolo 58 del Collegato Ambiente alla Legge di Stabilità 2016.

Nel corso dell’esame al Senato è stata eliminata la parte della disposizione che prevedeva che gli interventi finanziabili facessero anche riferimento agli interventi connessi alla tutela della risorsa idrica dal punto di vista idrogeologico.

Il Fondo è alimentato tramite una specifica componente della tariffa del servizio idrico integrato indicata separatamente, volta anche alla copertura dei costi di gestione del Fondo medesimo, determinata dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (AEEGSI) nel rispetto della normativa vigente.

Da notare che nel Collegato ambientale all’articolo 62, comma 4 viene evidenziato il fatto che tra i comuni che potranno gestire in autonomia in deroga all’ambito territoriale ottimale (ATO) potranno esserci anche quelli che presentano “un approvvigionamento idrico da fonti qualitativamente pregiate” o con “sorgenti ricadenti in parchi naturali o aree naturali protette”.

Rifiuti speciali, Herambiente acquisisce la pisana Waste Recycling

15 gennaio 2016 News 0

Herambiente si rafforza nel mercato del trattamento e recupero dei rifiuti speciali. La società del Gruppo Hera ha completato l’acquisizione del 100% di Waste Recycling Spa, una realtà consolidata che svolge da oltre 20 anni l’attività di raccolta, stoccaggio, trattamento, smaltimento e selezione di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, sia solidi che liquidi, attraverso le due sedi produttive a Castelfranco di Sotto (Pisa).

L’acquisizione risponde alla logica di sviluppo e alla strategia commerciale di Herambiente, che punta all’utilizzo di piattaforme regionali e all’espansione della propria presenza al di fuori del proprio  territorio tradizionale del Nord Est.

Nel 2014 Waste Recycling ha trattato circa 370mila tonnellate di rifiuti speciali, di cui 283mila tonnellate di reflui, fatturando circa 32 milioni di euro per l’80% concentrato nella regione Toscana. Può contare su un centinaio di dipendenti, 4mila contratti e 3mila clienti attivi. Offre servizi ad hoc anche a grandi gruppi del settore farmaceutico, chimico e siderurgico, con partnership commerciali che permettono di garantire maggiore copertura di servizi e continuità con i clienti.

Lombardia, più risorse e personale per la tutela delle acque. Approvato Odg

15 gennaio 2016 News 0

Più risorse finanziarie e più personale sul fronte della tutela delle acque lombarde e del servizio idrico integrato. Lo prevede un ordine del giorno presentato dall’opposizione, che è stato approvato nelle more del bilancio regionale.
Il documento impegna la Giunta “al fine di poter dare piena attuazione agli indirizzi previsti dal Piano di tutela delle acque, riferiti al periodo 2016-2021 e approvati dal Consiglio regionale e al relativo Programma di azioni che sarà adottato nei prossimi mesi, a incrementare, come previsto dalla risoluzione approvata solo pochi giorni fa, le risorse finanziarie da destinare alla tutela delle acque, al servizio idrico integrato e alla gestione dei corsi d’acqua e le risorse di personale da destinare allo sviluppo e alla promozione dei suddetti programmi, anche attraverso l’eventuale efficientamento dei servizi regionali, a partire dal bilancio 2016.