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Il think tank per l’eccellenza delle utility italiane

 

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Antitrust: meno discariche e più concorrenza nella raccolta differenziata.

8 marzo 2016 News, news HP 0

Accrescere la concorrenza nella gestione rifiuti, polverizzata storicamente dal localismo delle amministrazioni locali, eliminare il ricorso alle discariche, aumentare la raccolta differenziata dei rifiuti, favorendo il riciclo e la termovalorizzazione e riformare il sistema consortile per la raccolta degli imballaggi imperniato sul monopolio sostanziale del Conai. È quanto propone l’Antitrust nell’indagine conoscitiva sul mercato della gestione del rifiuti urbani, avviata in seguito a diverse segnalazioni sulle criticità del settore.

Ecco i punti principali emersi dall’analisi e le possibili soluzioni.

Il mercato dei rifiuti è costituito da imprese “micro”, ma con poca concorrenza. In particolare, sembra emergere un quadro critico plasmato dallo storico localismo delle amministrazioni comunali che ha determinato una struttura polverizzata di mercato, con un gran numero di operatori di piccole dimensioni, il frequente ricorso all’affidamento del servizio in via diretta e senza gara (il cosiddetto in-house providing) e una durata degli affidamenti eccessivamente lunga.

Da segnalare anche un eccessivo ampliamento della privativa comunale, nonché la gestione delle fasi a valle della raccolta attraverso la cosiddetta “gestione integrata” dell’intero ciclo dei rifiuti.

Il quadro presenta poi una regolazione (in buona parte locale) molto restrittiva dell’accesso ai mercati del trattamento meccanico-biologico (Tmb) e della termovalorizzazione dei rifiuti indifferenziati, che ha determinato una significativa sotto-capacità impiantistica.

Resta ancora eccessivo il ricorso alla discarica. Secondo le stime elaborate nell’Indagine, se non dovesse aumentare la raccolta differenziata servirà un incremento di almeno il 50% della attuale capacità di termovalorizzazione per far fronte al fabbisogno nazionale.

 

 

La riforma Madia cambierà le utility. Nuovi compiti per l’Authority

8 marzo 2016 News 0

Pubblicato sul sito della Funzione pubblica lo schema di decreto legislativo che reca il Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale, approvato in esame preliminare nel Consiglio dei ministri del 20 gennaio e ora in attesa dei pareri della Conferenza Unificata, del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari.
Il testo conferma l’attribuzione delle funzioni di regolazione e controllo in materia di gestione dei rifiuti all’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (Aeegsi), d’ora in poi denominata Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera). Scompare, invece, l’incentivo previsto per la dismissione totale o parziale – anche a seguito di quota-zione – di partecipazioni in società, i cui proventi si potevano utilizzare per spese in conto capitale escluse dal Patto di stabilità interno.
Le regole riguardano sostanzialmente la semplificazione e l’accorpamento delle attività. Dovranno sparire o fondersi in aziende più grandi, le aziende pubbliche che sono doppioni di altre o, ormai, “scatole vuote”, quelle con fatturati o ambiti territoriali minuscoli, quelle con segmenti microscopici d’attività, quelle con bilanci dissestati da anni. Cortissima la catena di comando e controllo, con responsabilità diretta del sindaco o del presidente della Regione; al bando i consigli d’amministrazione gonfiati.
Ovviamente, saranno premiate le aziende con forma societaria, come Srl o Spa (meglio se si quoteranno in Borsa), ma anche sui bilanci delle attività che rimarranno in capo agli enti territoriali varranno le regole civilistiche delle società di capitali e del settore privato.
I servizi dovranno essere sempre scorporati dalle reti e regole stringenti sugli appalti all’esterno e sul ricorso a lavori “in house”.
La nuova formulazione del decreto stabilisce i criteri per il calcolo delle tariffe dei servizi pubblici locali, fatte salve le competenze delle Autorità di regolazione e le disposizioni contenute nelle norme di settore: si fa riferimento alla “correlazione tra costi standard (gli oneri del servizio pubblico opportunamente definiti e quantificati, ivi compresi gli oneri di ammortamento tecnico-finanziario) e ricavi, finalizzata al raggiungimento dell’equilibrio economico e finanziario della gestione”; scompare il riferimento al “prezzo massimo inferiore a quello praticato in monopolio non regolato” come modalità di aggiornamento delle tariffe alternativa al metodo “price-cap”.
Per quanto riguarda i parametri di cui tenere conto per l’aggiornamento delle tariffe, ci sono alcuni ritocchi nelle formulazioni: la voce “obiettivo prefissato di variazione del tasso annuale di produttività” è sostituita da “incremento per i nuovi investimenti effettuati”, la dicitura “recupero di qualità del servizio rispetto a parametri prefissati” diventa “recupero di efficienza prefissato” e, infine, “variazione dei costi derivanti da eventi imprevedibili ed eccezionali, da mutamenti del quadro normativo o da obblighi relativi al servizio universale” viene sostituita con “obiettivi di qualità del servizio definiti da parametri prefissati e misurabili”.

 

Responsabilità sociale e ambientale delle utility, migliora la qualità ma non la diffusione

8 marzo 2016 News 0

Cresce la consapevolezza delle utility sui temi sociali e ambientali: tutte le maggiori aziende del settore hanno infatti avviato da tempo un percorso di responsabilità su questi specifici argomenti. è un elemento che emerge dal rapporto Top Utility di Althesys.
Crescono, dice lo studio, la qualità e l’affidabilità dei report di sostenibilità, testimoniate dall’aumento delle aziende che stilano il bilancio secondo le linea guida del GRI (82% nel 2014 contro il 68% del 2013) e fanno ricorso ad audit esterno per la sua certificazione (+73%).

Ancora limitata è però la diffusione del bilancio di sostenibilità, che riguarda solo il 33% delle aziende. Aumentano comunque le certificazioni volontarie e, in particolare, l’adozione delle certificazioni ISO 18001 e SA 8000 relative alla sicurezza sul lavoro e alla responsabilità sociale, che hanno rilevato il maggiore aumento (+3 punti) tra il 2013 e il 2014, seguite dall’ISO 9001 e l’ISO 50001 (+2% circa). Restano invece stabili l’ISO 14001 e l’EMAS.
Nel 2014 si sono diffuse maggiormente anche l’adozione del codice etico e la qualificazione dei fornitori.

La gestione delle risorse umane presenta una situazione articolata: cresce nel tempo il peso dei dipendenti a tempo indeterminato, ma rimane costante l’occupazione femminile. La formazione del personale, che aveva visto una notevole crescita del 2013, segna invece un rallentamento. I dati 2014 di dipendenti soggetti a formazione (76%) e le ore per dipendente (14,2) rimangono tuttavia superiori a quelli del 2012 e 2011, a testimonianza dell’importanza attribuita dalle aziende allo sviluppo e all’aggiornamento delle competenze delle risorse umane. Le utility hanno ancora spazi di miglioramento rispetto alle grandi imprese (con 90% di dipendenti soggetti a formazione), ma sono nettamente avanti rispetto alle PMI italiane, che is fermano al 50%.

Rifiuti, la Regione Toscana approva una legge per il trasferimento delle funzioni

8 marzo 2016 News 0

Il Consiglio regionale toscano ha approvato la legge di riordino delle funzioni amministrative esercitate dalle Province su rifiuti e bonifiche dei siti inquinati, tutela della qualità dell’aria e inquinamento acustico.

Per eliminare i riferimenti a competenze provinciali già trasferite, si interviene anche sulla normativa relativa al servizio idrico integrato e alla gestione integrata dei rifiuti urbani. È stato il presidente della Commissione Territorio ed ambiente Stefano Baccelli ad illustrare il testo nel dettaglio. Tutte le funzioni amministrative di programmazione e pianificazione, non riservate allo Stato, per la gestione dei rifiuti, lo spandimento fanghi in agricoltura, la bonifica e la messa in sicurezza dei siti inquinati, sono esercitate dalla Regione. Resta in capo alle Province e alla Città metropolitana di Firenze la sola competenza all’individuazione, nell’ambito del piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp), delle zone idonee e non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti.

Passano alla Regione anche le procedure di VIA, il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale e quella delle attività sperimentali. Per ragioni di contenimento della spesa regionale, è abrogato (con decorrenza 1° gennaio 2016) il contributo ambientale per il conferimento dei rifiuti urbani e di quelli del loro trattamento in impianti di smaltimento ubicati in ambiti territoriali ottimali diversi da quello di produzione. L’articolato, collegato alla Legge di Stabilità 2016, rimuove inoltre il vincolo di destinazione del dieci per cento alle Province, del tributo speciale per il deposito dei rifiuti solidi in discarica (la cosiddetta ecotassa).

Autorità: con il nuovo sistema tariffario crescono gli investimenti sulle reti idriche

8 marzo 2016 News 0

Sono ripartiti gli investimenti sulle reti idriche: uno studio dell’Autorità per l’Energia, il gas e il sistema idrico segnala che, negli anni, l’aumento è stato superiore al mezzo miliardo, passando dai 961 milioni di euro di spesa effettiva del 2012 ai 1.490 milioni del 2015. È l’effetto del nuovo sistema tariffario introdotto dal gennaio 2014, che garantisce ai gestori idrici più certezza e più ricavi, a fronte di investimenti effettivi. L’inversione di tendenza è chiara in tre quarti del Paese, dal Nord al Centro, ma stenta a decollare al Sud, dove intere Regioni o Ambiti ottimali non hanno ancora adempiuto agli obblighi di organizzazione e accorpamento del servizio idrico, e dunque sfuggono alle nuove regole dell’Autorità. Si tratta del 32% della popolazione totale e comprende anche alcune aree in Nord Italia (in Liguria e Lombardia).

Dal 2012 al 2015, gli investimenti effettivi sulle reti idriche sono saliti da 180 a 425 milioni di euro nel Nord-Ovest d’Italia, da 250 a 415 nel Nord-Est, da 320 a 410 al Centro. Solo il Sud, dove la regolazione tariffaria dell’Autorità fa più fatica a imporsi, arranca: nel 2015 resta fermo intorno ai 150 milioni di euro nel Mezzogiorno continentale, mentre registra una debole crescita, fermandosi però sotto i 40 milioni, nelle isole.

Le elaborazioni dell’Autorità rilevano anche un relazione diretta fra aumenti tariffari e investimenti pianificati: al Centro, con un aumento del 6,19% nel 2014, si raggiunge il picco di 192,4 euro di investimenti pro capite. Nel Nord-Est si registra un aumento del 5,87%, con investimenti pro capite di 144,2 euro. Nel Nord-ovest l’aumento è del 6%, pari a 113 euro per abitante. Al Sud siamo a 75,3 euro per abitante, nelle isole a 63,9. La nuova tariffa si applica al 68% della popolazione servita, mentre per il 3% è rimasta congelata e per il 12% si è avuto una riduzione tariffaria per inadempimenti delle autorità di ambito o dei gestori.

Le 100 Top Utility italiane: focus su risultati e investimenti

8 marzo 2016 News 0

Il settore italiano delle utility resiste alla congiuntura negativa dell’energia, ma rimane ancora frammentato e con imprese troppo piccole rispetto ai competitor europei.

Le piccole e medie imprese, pur diminuendo rispetto al 2013 (- 3%), restano ancora prevalenti; la metà del campione fa registrare un fatturato inferiore ai 100 milioni di euro e ben l’82% rimane sotto i 500 milioni di ricavi, mentre solo 9 operatori superano il miliardo. Nell’insieme, coprono il 56% dell’energia elettrica generata in Italia (AEEGSI), il 35 % dei rifiuti urbani raccolti (ISPRA) e il 63 % dell’acqua distribuita (ISTAT). Sono alcuni dei dati emersi dal IV report Top Utility, la consueta analisi dei principali trend del settore dei servizi di pubblica utilità e sulle performance delle 100 principali società di gas, elettricità, acqua e rifiuti realizzato dal think tank di Althesys.

A fronte di un calo del 9% complessivo dei ricavi 2014 – scesi a 120,2 miliardi di euro rispetto ai 132 del 2013 – e legato alle difficoltà del comparto energetico (crollo dei prezzi e calo della domanda energetica), le imprese monoutility dell’idrico hanno avuto un aumento dei ricavi del 6,8%.

Nonostante questa marcata diminuzione, il 2014 ha fatto segnare un lieve miglioramento degli indici della gestione caratteristica: aumentano il rapporto EBITDA/Ricavi (dal 17,4% del 2013 al 17,7%) e il ROI (dal 7,7% al 7,9%), mentre ROE e ROS risultano in leggera flessione. Il trend appare più positivo se si considera anche il 2012. Per quanto riguarda gli indicatori finanziari, nell’ultimo triennio si riscontra una costante riduzione del rapporto di indebitamento (4,3 nel 2014 rispetto a 5,5 nel 2012), un aumento dell’indice di liquidità (da 1,1 del 2012 a 1,3 nell’ultimo anno) e una riduzione del rapporto debito/equity (1,2 nel 2014 contro 1,7 nel 2013). Il settore idrico, per la sua stessa natura, migliora più lentamente, ma dopo molti anni di difficoltà pare ormai avviato su un cammino di progressivo recupero di performance.

Se si esaminano i risultati nel dettaglio, emerge che le monoutility idriche si distinguono per una maggior incidenza dell’EBITDA sui ricavi rispetto alla media (28,5%) e per il più alto rapporto di indebitamento (6,5%). Quest’ultimo non è però dovuto ad un eccessivo ricorso alla leva finanziaria, bensì alla bassa patrimonializzazione di queste aziende: gli asset idrici, di natura demaniale, non sono generalmente conferiti ai gestori, ma sono rimasti in capo ai Comuni soci.

 

 

Riforma della Pubblica Amministrazione. Tra i decreti attuativi anche partecipate e servizi

4 febbraio 2016 News 0

Dai licenziamenti facili dei fannulloni al riordino delle società partecipate. Sono 11 i decreti attuativi della riforma della pubblica amministrazione firmata Marianna Madia dal Cdm in via preliminare. Tra i provvedimenti delegati si ricordano, tra gli altri, quello legato alle società partecipate, nel quale viene adottato un Testo unico che si applica a società di capitali (Spa o Srl). Si prevede, a questo proposito, la drastica riduzione delle società partecipate inutili: le scatole vuote, le società inattive, le micro e quelle che non producono servizi indispensabili alla collettività.

Dovranno inoltre essere eliminate le imprese con fatturato sotto il milione di euro. Vengono introdotti interventi di moralizzazione sui compensi degli amministratori. Per il futuro sono individuati i criteri chiari in base ai quali sarà possibile costituire e gestire le società partecipate.

Per quanto riguarda i servizi pubblici locali sono previsti, tra l’altro, modalità competitive per l’affidamento, costi standard e livelli dimensionali di ambiti, almeno provinciali, di erogazione dei servizi al fine di garantire qualità e efficienza dei servizi per i cittadini.

Cambia il clima: dimezzate le riserve dei laghi in Lombardia

4 febbraio 2016 News 0

I Giorni della Merla, gli ultimi tre del mese di gennaio, tradizionalmente i più freddi dell’anno, quest’anno hanno avuto un sapore primaverile: le temperature si sono mantenute più alte della media a causa di un anticiclone ‘europeo’ che ha fatto rientrare l’inverno ‘ai box di partenza’. Nuova conferma del fatto che  l’inverno 2015-16 sarà probabilmente ricordato come “l’inverno della siccità”. Il 2016 è infatti iniziato con due terzi di precipitazioni in meno al Nordovest. Della situazione risentono in misura marcata anche le riserve idriche lombarde. In particolare, le  riserve idriche nei Laghi di Como, Idro, Iseo e Garda sono inferiori del 43,7 per cento rispetto al 2007, già considerato come il più critico del decennio e del 59,7 per cento rispetto alla media 2006-2014.
“A un terzo della stagione invernale – dice Viviana Beccalossi, l’assessore regionale al Territorio, Urbanistica e Difesa del suolo – la scarsità di piogge e soprattutto la mancanza di nevicate in montagna sta impedendo l’accumulo di acqua nei bacini naturali e artificiali. Le altezze di tutti i grandi laghi regolati sono inferiori alla media storica, con situazione molto critica per i Laghi Maggiore e di Como e solo leggermente migliore altrove. Questa situazione, che può migliorare solo con l’inizio delle precipitazioni, ci impone un monitoraggio continuo e, soprattutto, un coordinamento molto stretto”. “La deroga al Deflusso minimo vitale (Dmv) è già prevista nel piano di Tutela e uso delle acque della Lombardia ed è una deroga che può essere richiesta solo a condizione che ci sia la dichiarazione di uno stato di emergenza – ha detto l’assessore Claudia Maria Terzi -. La deroga può essere utilizzata per un massimo di 60 giorni e non azzera il Dmv ma, al massimo, può dimezzarlo. Queste sono le condizioni per cui si può applicare; quindi anche il Piemonte, se avrà una sua normativa, non sarà certo quella di azzerare il Dmv, perché è contrario alle normative comunitarie”.

La formazione è strategica per le utility, un contributo di rilievo dalla Corporate University di Idrotherm

4 febbraio 2016 News 0

L’edizione 2016 del Top Utility ha visto il debutto di un nuovo premio legato a Formazione e risorse umane, promosso da Idrotherm 2000, azienda attiva nella produzione di reti in resine termoplastiche per il trasporto di fluidi in pressione, i sistemi scarico, teleriscaldamento, agricoltura, energia e telecomunicazione. Il riconoscimento è stato vinto da Hera, che ha, tra l’altro, sviluppato una propria iniziativa nel campo con HerAcademy, una “corporate university” focalizzata sullo sivuppo di competenze nel settore utility.
Alla formazione del personale anche Idrotherm sta dedicando grande attenzione, tanto da creare ICU, ovvero Idrotherm 2000 Corporate University, un organismo educativo volto a perseguire la mission d’impresa: coltivare l’apprendimento, la conoscenza e la comunicazione di tutti coloro che contribuiscono al successo aziendale e trasmettere i valori, la professionalità, i saperi di Idrotherm 2000.
ICU Corporate University si rivolge ai responsabili di progettazione, agli uffici tecnici, ai responsabili delle vendite, ai responsabili acquisti per effettuare incontri tecnici tematici, approfondire argomenti specifici relativi alle caratteristiche fisico meccaniche dei prodotti, ai benefici economici ed ambientali, alla normativa di riferimento vigente nel settore delle infrastrutture di reti.
L’attenzione alle risorse umane è un tratto distintivo delle utility: il 76% dei dipendenti sono soggetti a formazione, contro il 50% delle PMI italiane. C’è però ancora da investire in questo campo rispetto alle grandi imprese internazionali, dove il dato è al 90%.
L’iniziativa di Idrotherm può dare un contributo qualificato in questa direzione.

Ovest Lombardia, AMSC e ALA si uniscono nell’igiene urbana

4 febbraio 2016 News 0

Si è concluso il processo di aggregazione fra AMSC Gallarate e Aemme Linea Ambiente, società del Gruppo AMGA Legnano. Sono giunti infatti i via libera da parte di Comune di Gallarate e dal CdA di Ala. Il percorso, avviato da oltre un anno, ha portato alla cessione del ramo di azienda dell’igiene urbana di AMSC ad ALA, con la conseguente aggregazione dei due soggetti e l’avvio, da febbraio, della gestione del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti nel Comune di Gallarate da parte di Aemme Linea Ambiente.

Il nuovo soggetto arriverà a prestare i suoi servizi in un bacino territoriale che comprende 18 Comuni nel legnanese, magentino e basso varesotto, per un totale di oltre 250.000 abitanti.

Il fatturato previsto per la nuova ALA sarà superiore ai 27 milioni di euro, per un totale di 124.000 tonnellate di rifiuti gestiti, con un parco di 211 mezzi e 247 dipendenti.

Il risultato ottenuto consente di raggiungere obiettivi che si riflettono sulla gestione aziendale, sulla qualità del servizio e sulla capacità di seguire, fra i primi e con largo anticipo, il percorso di razionalizzazione e semplificazione dei soggetti pubblici che operano nei settori di pubblica utilità, oggetto di prescrizioni normative di indirizzo da parte dell’attuale Governo del Paese.